Confraternita del Tramezzino

Storia di un’icona tra bar, aperitivi e Piazza Ferretto 🥪

Ci sono cibi che si mangiano.
E poi ci sono cibi che raccontano una città.

Il Tramezzino Classico “Mestrino” appartiene alla seconda categoria. Non è soltanto un panino morbido farcito con maionese e ingredienti semplici. È un pezzo di storia urbana di Mestre, un simbolo del boom economico italiano, delle passeggiate in Piazza Ferretto, dei bar pieni all’ora dell’aperitivo e delle domeniche mattina dopo la messa.

Per capire davvero il tramezzino mestrino bisogna immaginare Mestre tra gli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta: una città in trasformazione, viva, piena di negozi, cinema, grandi magazzini, osterie e locali storici.

E in mezzo a tutto questo, sotto i portici della Piazza, c’era lui: il tramezzino.


Il tramezzino prima del triangolo

Oggi siamo abituati ai tramezzini triangolari, gonfi di ripieno e fotografati come piccole sculture da aperitivo gourmet. Ma il tramezzino “Mestrino” originale era un’altra cosa.

Era:

  • rettangolare;

  • compatto;

  • essenziale;

  • elegante nella sua semplicità.

Due fette di pane in cassetta senza crosta, tagliate in formato standard, con dentro ingredienti popolari ma perfettamente equilibrati.

Un piccolo rito gastronomico urbano.


La scheda tecnica del Tramezzino Classico “Mestrino”

Forma

Rettangolare, circa 7×11 cm.

Pane

Pane in cassetta o pancarrè senza crosta.

Base

Maionese.

Condimenti

Sale e pepe.


I gusti storici

I gusti del tramezzino classico raccontano perfettamente il Veneto di quegli anni: ingredienti conservati sott’olio, sapori decisi, praticità e convivialità.

I grandi classici

  • Prosciutto e Uova

  • Prosciutto e Funghi

  • Prosciutto e Carciofi

  • Uova e Acciughe

  • Uova e Asparagi

  • Tonno

  • Tonno e Uova

  • Tonno e Cipolline

  • Salmone

  • Porchetta e Peperoni

Ogni bar aveva la sua interpretazione, ma il linguaggio era comune. Bastava entrare, ordinare “un tonno e uova” o “un prosciutto e funghi”, e il bancone iniziava il suo balletto fatto di coltelli, maionese e pancarrè.


Il compagno perfetto dell’aperitivo veneto

Il tramezzino non nasce come pranzo veloce. Nasce come accompagnamento al bere.

Era il “cicchetto elegante” del tempo.

Cosa si beveva con il tramezzino?

L’ombra

Il classico calice di vino bianco o rosso.

Il birino

Un piccolo bicchiere di birra.

Lo spritz degli anni Sessanta

Molto diverso da quello contemporaneo.
Era un’ombra “sporcata” con rabarbaro o Cynar, spesso con una scorza di limone.

La spuma

Bibita zuccherata amatissima dai bambini… e dagli adulti che volevano “allungare” il vino.

L’aranceta

La classica aranciata servita nei piccoli bicchieri.


Piazza Ferretto: il cuore di tutto

Per raccontare il tramezzino mestrino bisogna raccontare la Piazza.

Negli anni Sessanta e Settanta Mestre vive un’espansione rapidissima.
Marghera dà lavoro a migliaia di operai, la città cresce e Piazza Ferretto diventa il centro assoluto della vita sociale.

C’era tutto.

Boutique eleganti.
Cinema.
Bar storici.
Rosticcerie.
Fiorerie.
Negozi di dischi.
Teatri.
Mercati.
Grandi magazzini.

Qualcuno direbbe: “l’ombelico del mondo”.


Quando arrivò Coin sembrò arrivare il futuro

La chiusura del Canal Salso vicino alla Piazza fece spazio a una delle grandi rivoluzioni commerciali dell’epoca: Coin.

Per molti mestrini fu uno shock moderno.

Un grande magazzino enorme per quei tempi:

  • terrazza panoramica;

  • bar all’ultimo piano;

  • self service;

  • supermercato interrato.

Un luogo dove si poteva passare un intero pomeriggio.

Negli anni Sessanta sembrava quasi fantascienza urbana.


La geografia sentimentale di Mestre

Tra Coin e Piazza Ferretto, in poche centinaia di metri, si concentrava una città intera.

C’erano:

  • il Bar Sport;

  • Serena;

  • la Gelateria Fontanella;

  • Caberlotto;

  • le rosticcerie Canton e Moderna;

  • l’Osteria La Vida;

  • il Buso;

  • il Cinema Excelsior;

  • il Teatro Toniolo;

  • il Kappa;

  • l’American Bar;

  • la Chiocciola.

Ogni luogo aveva il suo pubblico, i suoi rituali, le sue leggende.

E poi c’erano le “vasche” sotto i portici: il rito del passeggio del sabato pomeriggio.


Serena: il tempio del tramezzino

Tra tutti i bar, uno diventò il simbolo assoluto del tramezzino mestrino:

Serena.

Non era l’unico a prepararli.
Ma era quello considerato:

  • il più famoso;

  • il più fornito;

  • il più imitato.

“Gli altri copiavano”, direbbero ancora oggi molti mestrini.

Sotto il portico della Piazza, Serena trasformò il tramezzino in un’istituzione cittadina.


Il tramezzino come rito sociale

Il tramezzino non era solo cibo.

Era:

  • incontro;

  • pausa;

  • aperitivo;

  • rituale familiare;

  • socialità urbana.

La domenica mattina, dopo la messa, le famiglie si fermavano al bar:

  • un’ombra per gli adulti;

  • un birrino;

  • un’aranceta per i bambini;

  • e naturalmente il tramezzino.

Una liturgia laica tutta veneta.


La rivoluzione del pane

Alla fine degli anni Settanta qualcosa cambia.

Un fornaio visionario, Anzanello, modifica la ricetta del pane:

  • aggiunge latte;

  • lo rende più bianco;

  • più soffice;

  • meno poroso;

  • più ricco nel gusto.

Nasce così una nuova generazione di pane da tramezzino.

È l’inizio della trasformazione moderna.


Dagli anni Ottanta al tramezzino contemporaneo

Negli anni Ottanta e Novanta il tramezzino cambia completamente identità.

Cambia la forma

Dal rettangolo al triangolo.

Cambia il ruolo

Da semplice accompagnamento all’aperitivo a:

  • pausa pranzo;

  • prodotto gourmet;

  • snack creativo.

Cambiano i gusti

Ai classici si aggiungono decine di nuove combinazioni.

Il ripieno diventa abbondante, scenografico, quasi esagerato.

Il tramezzino entra nella modernità.


Il Tramezzino “Mestrino” oggi

Nonostante le evoluzioni, il tramezzino classico mestrino continua a rappresentare qualcosa di speciale.

È memoria collettiva.
È identità cittadina.
È nostalgia gastronomica.
È un piccolo monumento commestibile alla Mestre che correva verso il futuro con un’ombra di vino in mano e la maionese sul pancarrè.

E forse il segreto del suo fascino è proprio questo:

dietro ogni tramezzino “Mestrino” non c’è soltanto un ripieno.
C’è una città intera. 🥪